Corso-percorso formativo sui ChakraCorso

L’Ayurveda è una tradizione millenaria.

“AYU”=”vita

“VEDA”=”conoscenza”

“conoscenza della vita” o “arte del buon vivere”. Questa è la fonte da cui noi occidentali abbiamo appreso le informazioni che riguardano i Chakra.

Per la tradizione indiana i Chakra sono sia elementi fisici (materia) che aspetti della coscienza (spirito).

Il termini Chakra, di origine sanscrita, significa ruota o disco e ce li possiamo immaginare come una sfera o un vortice in cui fluisce l’energia dall’Universo all’uomo.

Ogni Chakra è un centro di attività che riceve, assimila ed esprime l’energia della forza vitale e permette all’energia spirituale di manifestarsi sul piano fisico.

I chakra sono legati ai più importanti plessi neurovegetativi che si trovano sulla colonna vertebrale e sono: sacrale, lombare, solare, polmonare, cardiopolmonare, tiroideo, ipotalamico. Corrispondono alle ghiandole endocrine, fondamentali per l’organismo in quando producono gli ormoni.

I primi tre Chakra, più vicini alla terra, sono legati alla materia e agli aspetti della sopravvivenza, movimento e azione.

I Chakra dal quarto al settimo rappresentano le aree mentali e funzionano su livello simbolico, attraverso le parole, concetti, immagini, visioni e intuizioni.

Molte tecniche naturali e olistiche riportano in equilibrio i Chakra, per migliorare la salute psicofisica ed emozionale della persona.

Attivando il collegamento che esiste tra il primo e il settimo Chakra, per migliorare la salute psicofisica ed emozionale della persona.

Attivando il collegamento che esiste tra il primo e il settimo Chakra, come il ponte dell’arcobaleno che unisce terra e cielo, materia e spirito, questi metodi naturali antichi cercano di far comunicare tra loro in modo efficace il corpo e la mente.

Ogni Chakra è un’energia che vibra ad una certa frequenza. Tutto in natura, i profumi, colori i sapori e i suoni sono espressioni fisiche di frequenze diverse che collegano la materia allo spirito.

Ma come possiamo utilizzare queste conoscenze per stare bene?

In ogni incontro sperimenteremo gli aspetti fisici, energetici ed emozionali legati ad ogni Chakra, attraverso il respiro, il suono, i profumi, i colori e i cibi.

In questa formazione uniamo la parte teorica ad una più utile e divertente parte pratica, dove protagonisti siamo noi con i nostri bisogni e i nostri talenti, tutti da scoprire e utilizzare.

Alla fine del percorso avremmo fatto esperienza, personale, di una serie di suggerimenti, che utilizzati quotidianamente ci faranno stare e sentire meglio nella nostra vita.

Il percorso è strutturato in 7 incontri, di sabato pomeriggio, (circa 1 al mese) con i seguenti orari: dalle h 14:30 alle 18:30

Date:

Corso ck 1° sab. 16 gennaio

Corso ck 2° sab. 06 febbraio

Corso ck 3° sab. 20 febbraio

Corso ck 4° sab. 12 marzo

Corso ck 5° sab. 09 aprile

Corso ck 6° sab. 30 aprile

Corso ck 7° sab. 21 maggio

Antonietta Monterisi

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Il Tocco Massaggio come esperienza di consapevolezza

Nella mia formazione professionale, come infermiera prima e naturopata esperta in cure complementari poi, ho sempre cercato di carpire ai miei insegnanti la maestria nel gestire il tocco massaggio, perché considero la possibilità di toccare il corpo (tempio dell’anima) di un’altra persona un privilegio.

Una tesi ormai ufficialmente riconosciuta è quella dell’unità funzionale mente e corpo, o psicosoma. Cuore, mente e corpo sono una cosa sola e ciò che succede nel fisico si riflette nella psiche attraverso le emozioni, e viceversa. I conflitti emotivi irrisolti e gli “stress” quotidiani cui siamo sottoposti determinano delle tensioni, fisiche e psichiche (ad esempio i dolori muscolari, i mal di testa e di pancia ecc.), che creano squilibri nella salute dell’individuo. Il nostro modo di essere e i nostri malesseri, ci parlano di quella che è stata, ed è, la nostra storia, perché il corpo umano memorizza e ricorda tutte le esperienze che ha vissuto.

L’unità funzionale psicosomatica ci parla di un legame inscindibile tra tatto e coscienza, la pelle si forma a livello embrionale dall’ectoderma, foglietto embrionale da cui deriva anche il sistema nervoso, per questo dire che il tatto è il senso più importante del nostro corpo non è un eufemismo. Da un punto di vista fisiologico il tatto ci rende coscienti della forma della realtà che ci circonda, ma anche e soprattutto delle emozioni; amiamo, ci commuoviamo, ci spaventiamo e ci sentiamo bene grazie ai recettori tattili della nostra pelle che, oltre ad essere l’estensione esterna naturale del sistema nervoso, dà origine anche agli altri organi di senso; i cinque sensi, che sono vista, udito, gusto, olfatto e tatto, informano costantemente l’organismo sul mondo esterno.

I nostri sensi registrano ciò che accade in torno a noi. La rielaborazione di queste informazioni ci formano e ci rendono consapevoli e protagonisti dell’esperienza del qui e ora.

Nell’organizzazione funzionale del sé, il contatto è un’esperienza di base indispensabile. Il tocco è una necessità vitale pari al nutrirsi, respirare e proteggersi. Se non siamo toccati da bambini la crescita cognitiva e fisica rallentano e questo porterà l’adulto ad avere delle difficoltà a creare relazioni emotive equilibrate con gli altri.

Il massaggio usa una comunicazione non verbale e crea una relazione che, attraverso la via del tatto, ci conduce nella dimensione di un unico istante, dove la materia (corpo), le emozioni (anima), la psiche (mente) della persona s’incontrano.

Il tocco-massaggio, atto fra i più antichi del prendersi cura, veicolo d’intimità, rassicurazione, conferma dell’essere e dell’identità dell’altro, può accompagnarci verso la scoperta della piacevolezza del contatto ma, cosa davvero importante, può portare la persona a percepire finalmente il suo limite corporeo e quindi a riconquistare il suo spazio sacro, dove l’anima e l’essenza profonda può essere contattata.

Il tocco apre un collegamento con la memoria corporea e, attraverso la relazione d’aiuto, sostiene la persona nel riequilibrio di stati emozionali e fisici, attivando la capacità innata (vis medicatrix naturae) degli esseri viventi di autoregolarsi e mantenersi in stato di salute.

Riscoprire il proprio corpo, attraverso il tocco, significa riconciliarsi con esso, riconoscerne le ragioni, rispettarne i bisogni, i tempi e riacquisire la coscienza dell’unità organica psicosomatica.

Dopo quasi trenta anni di esperienze nel contatto come infermiera e naturopata, ho consapevolizzato che il tocco amorevole è un’esperienza percettiva che tutti nella vita meritiamo di fare.

Antonietta Monterisi

Infermiera Naturopata

IL TABU DEL TERZO MILLENNIO

Nel Dicembre del 1999 mi trovai, per scelta o per caso, ad una conferenza che cambiò per sempre il corso della mia vita.

“Se ci pensate bene, ogni cosa che fate nella vita, ogni respiro, ogni pensiero, ogni azione, tende ad un unico scopo. Avere più gioia, più pace, in definitiva essere felici.”

Il relatore, con una semplicità disarmante, esordì con parole che penetrarono il mio essere più profondo.

In quel momento mi si parò davanti un mondo fatto di ricordi, di sforzi, di sogni infranti, di desideri mai raggiunti o senza il risultato sperato. Quella felicità tanto cercata era rimasta un’immagine sfocata.

In molte occasioni ci avevo provato, ma mancando di maturità e di adeguati insegnamenti, il successo rimaneva lontano.

“TU SEI FELICE? SEI VERAMENTE FELICE? ” è un interrogativo semplice, diretto ed estremamente imbarazzante.

Vi invito a fare questa prova: provate a fare questa domanda ad una qualsiasi persona, anche la più cara. Si passerà dalle espressione basite, agli sguardi distolti, alla grattatina dietro la testa, ecc…

Si, perché siamo abituati a parlare di tutto, tranne che di felicità, il tabù del terzo millennio.

Per raggiungere  l’obiettivo dell’essere felici bisogna puntare subito  in alto, non accontentarsi di aderire all’idea che gli altri si sono fatti di noi e che noi abbiamo di noi stessi. Questo raggiungimento è riservato a chi è disposto rinunciare al concetto che bisogna essere socialmente accettabili per essere amati ed apprezzati. Si tratta solo di un pensiero e nulla più, ma come in un teorema la tesi d’inizio può cambiare il risultato.

Allora guardiamoci dentro e chiediamoci se veramente crediamo di avere una sola esistenza da vivere, perché, se è così, non dovremmo sprecare il nostro tempo ad uniformarci ad un modello sociale che non ci porta da nessuna parte.

Decidere di essere felici non è un proposito, è IL PROPOSITO. Scegliere di non seguire la massa, di non essere come tutti gli altri solo per avere la coscienza a posto. Stabilire fin da subito che è importante essere il meglio di ciò che si è. E farlo adesso.

Questo significa essere responsabili.

Passiamo troppo tempo ad incolpare persone o situazioni per come ci sentiamo, ma ne dedichiamo troppo poco a riprenderci la responsabilità e il potere su di noi. Qualsiasi atteggiamento vittimistico, sia che lo manifestiamo all’esterno, sia che lo teniamo nell’intimo del nostro pensiero, denuncia una sorta di sottile compiacimento nel rimanere in quello stato di malessere, dal quale abbiamo già ora il potere di liberarci. Basta smettere di dare credito alla storia che ci siamo raccontati, o che ci hanno raccontato, sul nostro conto.

A volte temiamo che liberandoci dalle catene dell’identificazione potremmo perdere i riferimenti, quindi preferiamo tenerci idee preconcette dolorose e insane piuttosto che essere veramente noi stessi. Ma è solo un pericolo immaginario.

Quando lasciamo andare le descrizioni e le definizioni, allora la vera creatività inizia a sgorgare nella nostra vita, insieme a un senso di profonda libertà interiore.

Essendo nati felici, non abbiamo che da tornare a quella purezza originaria. Perché in questa ricerca, o meglio in questa trasformazione,  è più quel che si toglie che quel che si aggiunge.

Si devono rimuovere le sovrastrutture vincolanti che ci frenano, che creano blocchi, insicurezze, ansie, paure, depressioni. E questi pesi derivano dall’aver accettato indiscriminatamente dati che ci sono stati tramessi a livello educativo, mediatico, religioso, ecc …

Siamo nati puri e perfetti, poi qualcuno ha cominciato a dirci che ci meritavamo le cose oppure no, che eravamo capaci oppure no, che per essere ammirati bisognava avere questo o quello, che era necessario assomigliare a qualcun altro, essere più bravi di qualcuno, arrivare per primi, possedere qualcosa.

Raggiungere la nostra felicità è una MISSIONE POSSIBILE. E possiamo farlo da subito, come tanti prima di noi hanno già cambiato la propria esistenza. Ci sono miriadi di tecniche e di incontri da fare per realizzare noi stessi.

E allora cominciamo a chiedere alla persona che ci guarda dallo specchio “Ma tu sei veramente felice”?

Cristian 

IL CORPO CHE SENTO

di Federica Cattani

….”se mi fanno male gli occhi vado da un oculista. Quegli stessi occhi che mi servono per incontrare altri occhi nel mondo, spariscono non appena comincia la visita, e sparisco anch’io come persona. I miei occhi diventano un oggetto qualsiasi, e anche il medico (….) sparisce come persona, per diventare il funzionario di un sapere che parla con se stesso. La visita medica, così com’è concepita dalla scienza moderna, esiste a patto che sparisca l’intercomunicazione ( .…) la socialità e l’affettività. E deve sparire anche la stessa specificità di quell’occhio, che diventa un oggetto visivo e non più ciò che vede. Questa (….) è la DIFFERENZA TRA IL CORPO COME E’ CONCEPITO DAL MONDO DELLA VITA E IL CORPO COME E’ CONCEPITO DALLA SCIENZA MEDICA”.

Umberto Galimberti nella prefazione ad “Il cervello anarchico” di Enzo Soresi così descrive i differenti modi di concepire il corpo. Abbiamo il “nostro” corpo, quello che risponde agli stimoli della vita, della “nostra” vita, quello che sentiamo in tutta la sia fisicità. Per esempio nei polmoni, quando “ corriamo per prendere un treno, o quando facciamo l’amore, o quando siamo in affanno” oppure nei visceri,  quando sentiamo lo stomaco che si contrae per una arrabbiatura oppure il cuore “andare a mille” per una forte emozione. Dall’altra parte invece abbiamo il corpo che diventa oggetto: da osservare, analizzare, studiare nei minimi dettagli. Questo è il corpo oggettivato dal mondo della scienza, da quel tipo di approccio che a partire da Cartesio ha ridotto la nostra fisicità a qualcosa di staccato, non influenzato dalla nostra emotività, dalla psiche o anima o, qualsiasi sia il termine che preferiamo usare, da “altro” rispetto al fisico, ma che comunque “è noi” e dal fisico viene modificato ed al contempo modifica.

Noi “non siamo al mondo in modo opaco (….) -come lo può essere un oggetto inanimato- perché “innanzitutto abbiamo un mondo, riceviamo stimoli, li elaboriamo, li restituiamo” e la psiche non è altro che questo: “la modalità con cui ognuno di noi è al mondo” è il nostro corpo inserito nella vita e che da tutto ciò che è vita viene modificato.

In questo senso io amo parlare dell’uomo come sistema mente-corpo, come un “unicum”, una medaglia di cui mente-corpo, psiche-soma ne costituiscono le facce.

Umberto Galimberti, non è un naturopata, a differenza di me, non tocca corpi e ( e per quanto scritto) “anime” per lavoro ( per scelta e passione innanzitutto!!) eppure ci parla della persona concepita in senso olistico ed indirettamente ci fa comprendere quale sia la filosofia che fa da substrato al “modus operandi” dell’operatore del benessere ad indirizzo psico-somatico. Questo è il motivo per cui le sue parole mi hanno affascinato e subito indotto a scrivere questo articolo; con la speranza che anche per voi sia illuminante, un invito a “sentire” il vostro corpo: l’unico mondo che vi appartiene.

Per chi volesse approfondire ricordo che un tentativo di superare il dualismo mente-corpo  è presente in una significativa corrente filosofica del ‘900; la Fenomenologia, i cui massimi esponenti sono stati Husserl, Jasper ; in chiave psichiatrica per es. Binswanger ed in contesto italiano F.Basaglia.

riferimenti bibliografici: “Il cervello anarchico” di Enzo Soresi, ed. UTET